Le origini del Taekwondo risalgomo a circa 2000 anni fa. Fino al IV secolo la Corea era divisa in tre regni, Silla, Koguryo e Paekche, sempre in lotta tra loro. In questi territori cominciarono a diffondersi diverse tecniche di combattimento, delle quali rimangono molte testimonianze sotto forma di affreschi e pitture murali ritrovate sul soffito di alcune tombe reali risalenti ai primi secoli dopo Cristo, come in quella di Muyong-chong, appartenente alla dinastia di Koguryo. Le pitture mostrano diversi individui che eseguono tecniche molto simili a quelle usate nel taekwondo odierno. La più importante forma di arte marziale dell'epoca era il taekkyon, letteralmente combattimento con le gambe; la forma odierna del taekwondo ha avuto origine dall'evoluzione attraverso i secoli di questo antico stile di combattimento. La forte spinta al perfezionamento di tali tecniche di combattimento fu la necessità da parte dei tre regni coreani di addestrare l'esercito per combattere i pirati giapponesi che mettevano in ginocchio molti territori del paese. L'impulso fondamentale per la diffusione delle arti marziali nel paese venne allora quando il regno di Silla organizzò un esercito, con l'aiuto del regno di Koguryo per scacciare i pirati; per farlo venne creato un gruppo di guerrieri, scelti tra i nobili del regno, chiamato Hwarang (uomo che fiorisce), al quale venne insegnata l'arte del taekkyon. Essi a loro volta andarono in giro per il paese insegnando quest'arte e fondarono anche un'accademia militare chiamata Hwarang-do, ispirata da valori buddhisti come la lealtà verso la patria, la lealtà verso i genitori, la fratellanza, il coraggio e la giustizia. Grazie a questa cooperazione i tre regni furono unificati e il taekkyon, che intanto continuava ad evolversi, diventò molto popolare tra gli usi e costumi della popolazione locale e nell'addestramento delle truppe. Nel 1910 il Giappone occupò la Corea vietando la pratica di ogni arte marziale, anche se spesso il taekkyon continuò ad essere praticato clandestinamente. Al termine della seconda guerra mondiale il Giappone, sconfitto, ritira le sue truppe dalla Corea, che torna ad essere libera così come la pratica delle arti marziali: nascono così diverse scuole aperte a tutti che unificano le tecniche di combattimento sotto il nome di taekwondo. In Corea il taekwondo divenne presto Sport Nazionale (fu inserito nei Giochi Nazionali Coreani fin dall'inizio degli anni 60) e contemporaneamente iniziò a diffondersi nel resto mondo, distinguendosi dalle altre discipline per il dinamismo, la spettacolarità e l'efficacia delle sue tecniche di gamba (calci circolari ed in volo, calci multipli).
|
|
Il Taekwondo (si pronuncia TEQUONDO) è un’antica arte marziale coreana che utilizza il corpo umano come sistema di attacco e difesa con pugni e calci in volo. Oggi con circa 30 milioni di praticanti in 144 nazioni si è imposto all’attenzione mondiale anche come moderno sport da combattimento.
Le precise regole sportive, che assicurano una corretta interpretazione in termini agonistici ed arbitrali, le protezioni utilizzate per salvaguardare l’incolumità degli atleti e la sua grande diffusione nel mondo giovanile, hanno reso possibile il riconoscimento ufficiale del Taekwondo da parte del C.I.O. (Comitato Olimpico internazionale) inserendolo a pieno titolo nel programma olimpico di Sidney 2000. La decisione di includere il Taekwondo ufficialmente alle olimpiadi ha rappresentato l’ultimo traguardo per questa disciplina che aveva già organizzato la sua attività agonistica in campionati nazionali, continentali e mondiali.
Come attività motoria il Taekwondo ha un notevole effetto sullo sviluppo psicomotorio e sulla crescita dei bambini ed adolescenti; per i giovani rappresenta un ottimo sistema di allenamento; permette ai meno giovani di mantenersi in forma e in buona salute. L’allenamento del Taekwondo si basa su due metodologie: le forme e il combattimento, tendenti entrambe al conseguimento di una presa di coscienza del proprio modo di essere in termini psicofisici. Le tecniche del Taekwondo sono strutturate per accrescere il controllo di tutte le parti del corpo, per potenziare la muscolatura in modo simmetrico e globale, per conferire velocità e flessibilità all’individuo, per alleviare la fatica e lo stress della vita moderna.
|
Il combattimento del taekwondo sportivo si basa sul regolamento emanato dalla World Taekwondo Federation, applicato ad ogni livello di competizione, dai tornei locali fino alle Olimpiadi. I combattimenti si svolgono su un campo quadrato di 8 × 8 m, tra due atleti muniti di protezioni. Le protezioni obbligatorie sono:
- corazza
- caschetto
- conchiglia
- paradenti
- guantini
- parabraccia
- paratibia
- parapiedi, ma sono obligatori solo per le categorie d'età inferiori.
Esistono diverse azioni fallose punibili con l' ammonizione o con l'aggiunta di un punto all'avversario (detta deduzione di punto). Quando un atleta totalizza due ammonizioni, viene assegnato un punto all'avversario; viene assegnato un punto all'avversario anche per ogni deduzione di punto che un atleta si vede infliggere. Se un'atleta si vede infliggere penalità per un totale di 4 punti assegnati all'avversario, viene dichiarato perdente per penalità. Vengono punite con un' ammonizione le seguenti azioni fallose:
- uscire dalla linea di confine con tutti e due i piedi
- girare la schiena all’avversario
- cadere volontariamente
- evitare il combattimento
- prendere, trattenere, spingere l’avversario
- attaccare sotto la cintura
- fingere lesioni
- colpire con la testa o con il ginocchio
- colpire il viso dell’avversario con attacchi di pugno
- proteste e comportamento antisportivo (dell’atleta e/o del suo coach).
Vengono invece punite con una deduzione di punto le seguenti azioni fallose:
- attaccare l’avversario dopo l'interruzione dell'arbitro
- attaccare l’avversario caduto
- atterrare l’avversario prendendogli con il braccio il piede con cui ha attaccato o spingendolo con la mano
- ferire il viso dell’avversario con attacchi di pugno
- interrompere o boicottare lo svolgimento dell’incontro (da parte dell’atleta e/o del suo coach)
- proteste e comportamento antisportivo particolarmente gravi (dell’atleta e/o del suo coach)
|